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Gesuiti News

Francesco, un Papa gesuita

Quando nel 2013 padre Bergoglio fu eletto Papa eravamo alla vigilia dei 200 anni dalla restaurazione della Compagnia di Gesù (1814-2014). Con Papa Francesco abbiamo ricordato i 500 anni della conversione di sant’Ignazio di Loyola (1521-2021), della sua esperienza mistica a Manresa e della sua prima permanenza a Roma (1523-2023). Con Papa Francesco abbiamo celebrato i 450 anni della canonizzazione di sant’Ignazio e san Francesco Saverio (12 marzo 1622-2022) e i 250 anni della soppressione della Compagnia di Gesù (1773-2023).

Nella Lettera di conferma delle Preferenze Apostoliche Universali della Compagnia di Gesù, Papa Francesco scriveva: «La prima preferenza è capitale, perché presuppone come condizione di base il rapporto del gesuita con il Signore, la vita personale e comunitaria di preghiera e di discernimento […] Senza questo atteggiamento orante il resto non funziona» (6 febbraio 2019).

Con il pontificato di Papa Francesco alcuni elementi della spiritualità di sant’Ignazio sono entrati nel Magistero e nella vita della Chiesa: l’accompagnamento personale, il discernimento spirituale delle mozioni interiori, la conversazione spirituale, il discernimento spirituale in comune.

Papa Francesco ha iniziato un processo di rinnovamento personale e collettivo di cui si può trovare la radice nella visione del Cardoner, quando sant’Ignazio «capì e conobbe molte cose, sia delle cose spirituali che delle cose concernenti la fede e le lettere, e questo con un’illuminazione così grande che tutte le cose gli apparivano come nuove […] gli pareva di essere come un altro uomo e di avere un altro intelletto, diverso da quello che aveva prima» (Autobiografia, 30).

Nel cuore e nella vita di Papa Francesco abbiamo contemplato questa Luce in azione: Dio che si è incamminato ancora una volta verso ogni uomo e ogni donna, perché ciascuno e tutti insieme possiamo andare verso di Lui.

Abbiamo raccolto alcune voci dalla rete CIS su cosa abbia rappresentato Papa Francesco a livello personale, nel proprio impegno nella spiritualità ignaziana e negli Esercizi.

Vivere l’ascolto.
Necessario il suo pensare, il suo dire ci rendeva partecipi di comunità e di umanità condivise.
Confortava e sosteneva la ricerca di un vivere universale, dove ognuno avesse diritto a dignità, rispetto e consolazione.
Sembrava non aver paura di osare, di avere coraggio, di rischiare la disapprovazione.
E non dev’esser stato semplice.
A noi, credenti e no, l’eredità: della responsabilità, della lucidità e dell’accoglienza della fragilità, sempre. Della volontà di conoscerci in modo profondo, senza avere paura dell’ombra. Di non sfuggire la possibilità della meraviglia e dello stupore, dell’essere qui, insieme, viventi e no.

Le parole che hanno accompagnato il mio servizio di guida: «La Parola ha in sé una potenzialità che non possiamo prevedere. Il Vangelo parla di un seme che, una volta seminato, cresce da sé anche quando l’agricoltore dorme (cfr. Mc 4,26-29). La Chiesa deve accettare questa libertà inafferrabile della Parola, che è efficace a suo modo, e in forme molto diverse, tali da sfuggire spesso le nostre previsioni e rompere i nostri schemi» (22). «L’intimità della Chiesa con Gesù è un’intimità itinerante, e la comunione “si configura essenzialmente come comunione missionaria”» (23).
Intimità itinerante: il cammino dei miei Esercizi personali sono stati a suo tempo, e lo sono ancora, un’esperienza di progressiva consapevolezza che la mia storia e la storia di Cristo hanno in comune il desiderio del Padre di sbocciare nel cuore di ogni persona e di divenire trasparenza del Figlio.
Francesco mi ha sempre incoraggiato tantissimo nei momenti di fatica e di ricerca continua della mia verità profonda, nell’Essenza del mio essere.
Una sua frase in particolare mi porto nel cuore: «Non chiediamoci il perché di ciò che accaduto o accade nella nostra vita come croce ma: Per chi?».
Un’altra parola sono i quattro pilastri del discernimento che sento come cartelli stradali in questa intimità itinerante (cfr.EG 222-237): il tempo è superiore allo spazio (il fine), l’unità prevale sul conflitto (lo stile), la realtà è più importante dell’idea (il metodo), il tutto è superiore alla parte (il modello).
l mio sentire interiore ora è constatare quanto il modo di “stare nella Chiesa” di Francesco corrisponda al mio modo di sentirmi Chiesa, espressa magnificamente con l’immagine del poliedro. Questa immagine valorizza l’originalità e la diversità delle parti come visione di un futuro che lo Spirito ci sta mostrando come una straordinaria ricchezza che favorisce l’unità nella diversità: «Non sono preoccupato che la Chiesa sia al centro, ma che sia capace di porre Gesù Cristo al centro» (cfr. EG 49).

Il 30 luglio 2016 ai giovani riuniti a Cracovia per la Gionata Mondiale dei Giovani papa Francesco ha detto: «Gesù è il Signore del rischio, è il Signore del sempre “oltre”. Gesù non è il Signore del confort, della sicurezza e della comodità. Per seguire Gesù, bisogna avere una dose di coraggio, bisogna decidersi a cambiare il divano con un paio di scarpe che ti aiutino a camminare su strade mai sognate e nemmeno pensate, su strade che possono aprire nuovi orizzonti, capaci di contagiare gioia, quella gioia che nasce dall’ amore di Dio, la gioia che lascia nel tuo cuore ogni gesto, ogni atteggiamento di misericordia».
Ora questi messaggi sono per me, non più giovane anzi “vecchio” sia come età che come guida, rigenerazione di quella “potenza” dell’anima che è la volontà, il desiderio, ciò che mi muove, la mia affettività con quello stile che ha efficacia se è intriso di gioia come ampiamente argomentato nel libro di Francesco Siate felici!.

Per la memoria Francesco mi ha dato punti in molte delle sue encicliche, catechesi, esortazioni, in particolare Laudato si’ e Fratelli tutti. Con l’intelligenza mi sento chiamato a riflettere su questi punti, per portare i processi che ci ha proposto, sempre insieme a Lui, contemplando ogni anche piccolo momento di bene che trovo nella vita ordinaria.

Papa Francesco mi ha accompagnato durante il mio percorso di conoscenza sempre più profonda nel mio rapporto con Dio e nel mio servire nella Chiesa attraverso il servizio di guida di esercizi e accompagnatore. Il suo parlare al cuore diretto, semplice e autentico, ha reso l’incontro con la Parola una gioia. Quante volte ci ha ricordato che il cristiano deve essere un portatore di gioia e non un musone. Una gioia da trasmettere anche nei momenti in cui la situazione dentro di noi ed intorno a noi sembra difficile, compromessa. E allora il ricordo va all’omelia di quel venerdì Santo durante il Covid e a quella sottolineatura “Gesù è a poppa della barca nella tempesta, nella parte che per prima entra in acqua”. Un particolare che dentro me, avendo paura delle barche e del mare, è risuonato nella domanda: come fa a stare così tranquillo? anzi a dormire? Io non riuscirei, sarei impaurita e forse direi come i discepoli “non ti importa di me”? Non è vero, gli importa e come. Mi ha indicato come non aver paura, fidandomi della relazione con Lui e della relazione tra noi, INSIEME. Insieme possiamo affrontare le tempeste e allora il buio della notte non ci spaventa e nel cuore sempre la gioia, la speranza della Sua presenza da testimoniare.

Un uomo che rivelava Dio fermando il tempo in una carezza.
“Dio è così, sa accarezzare.” (Udienza Generale 8 giugno 2022)

“Non rimanere caduti”. Parole ripetute varie volte, anche ai giovani nella GMG 2023. Portava ovunque l’Evangelo della misericordia di Dio, con il linguaggio semplice e profondo della vita, con gesti affettuosi di vicinanza verso tutti.

Papa Francesco si faceva “Chiesa in uscita” per venire a incontrarci tutti. Questo ci ha toccato sempre, e in particolare durante il tempo difficile della pandemia, quando con la messa del mattino trasmessa in TV sosteneva la nostra speranza e ci faceva sentire accuditi dal Padre.
In quei mesi il suo farsi prossimo ci ha incoraggiato a rimanere in comunione nei gruppi di preghiera con tutti i mezzi possibili e a proporre degli Esercizi Spirituali ad hoc per i “guaritori feriti” dal contatto con la malattia e la morte, divenendo testimoni dell’azione rigenerante dello Spirito su di loro.
La sua indimenticabile Omelia del 27 marzo 2020 in una piazza San Pietro deserta “Ci siamo resi conto di trovarci nella stessa barca, tutti fragili e chiamati a remare insieme…” ci sta stimolando a trovare modi nuovi di dialogo e ascolto sulle comuni fragilità, per accoglierle e avviare processi di condivisione che diano sostanza a quel suo “non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo assieme” (Omelia di Papa Francesco, 27 marzo 2020).

Grazie, Francesco!

Roma, 31 luglio 2025 – Festa di sant’Ignazio di Loyola